COME CI SIAMO RIUSCITI

SABBING SABINO
Nel marzo 2004 il governo dell’Arizona lancia la caccia ad alcuni puma presenti nei canyon di Sabino Creek. Alcune associazioni ambientaliste avevano provato a fermare questo inutile strage, senza risultati. Solo l’intervento con l’azione diretta da parte di Chuk’son Earth First! ci riesce. Anche se con le sue note dolenti, questa è una storia positiva e istruttiva.L’elicottero sorvolò il canyon girando sopra le nostre teste prima di ronzare su Sabino Creek. Potevo scorgere due ufficiali dell’Arizona Department of Game and Fish (AZDGF)1 che ci filmavano dalle portiere aperte. Nel momento in cui realizzammo che ora eravamo noi le prede corremmo giù dal sentiero che costeggiava il fiume fino ad un punto dove una barriera formata dalla boscaglia fermava la strada. Lungo il bordo di uno stretto passaggio, fissata sulla barriera, c’era una trappola in filo d’acciaio montata da un cacciatore federale dell’Animal Damage Control e destinata ai leoni di montagna.
Era il 25 marzo, ad est di Tucson, ed il primo giorno di una nuova battuta di caccia indetta da ufficiali statali e federali contro almeno 5 leoni, da loro considerati una minaccia alla sicurezza del pubblico. Il giorno prima un biologo del «Center for Biological Diversity» ci aveva detto che, oltre ai cacciatori a cavallo con i cani, un cacciatore federale avrebbe montato delle trappole nella valle per catturare i leoni ed incarcerarli a vita, impedendogli per sempre di correre nei loro canyon nativi. Gli hunt saboteurs di Chuck’shon Earth First! (CEF) erano nel canyon per scovare le trappole ed ora, nonostante l’elicottero che ci stava dando la caccia, ne avevamo trovata una. Ma non me ne importava, ci stavano filmando ma non sarei andato a dormire in una cella quella notte sapendo che ci eravamo lasciati dietro una trappola mortale di quel genere ad aspettare una vittima. Saltai sulla trappola facendo scattare il congegno mentre la strappavo dal suolo. Staccai il cavo dall’albero a cui era fissato prima di lanciare la trappola in fondo alla vallata.
Sapevamo che, dal momento in cui l’elicottero ci aveva scovati, con l’aiuto della forestale e dell’AZDGF degli ufficiali avrebbero setacciato il canyon a piedi alla nostra ricerca. L’elicottero mi seguì fino a quando mi scovò. Non volendo starmene lì ad aspettare di farmi catturare, decisi di correre giù dalla vallata verso la fine del canyon che offriva l’unica remota possibilità di fuga. Mi alzai, strinsi le cinghie del mio zaino, e cominciai a correre giù per la vallata balzando da masso a masso inseguito da un elicottero a 10 metri sopra la mia testa. Quando raggiunsi un sentiero sentii gridare: «Mani in alto!», mi girai e vidi un ufficiale dell’AZDGF tremante accovacciato che puntava la sua pistola Glock semiautomatica verso il mio torace.
Pochi istanti dopo avermi ordinato di sdraiarmi a terra ed avermi ammanettato l’ufficiale fu sostituito da un agente dell’FBI che arrivò sul posto salutandomi per nome. Fui portato fuori dal canyon, strattonato e caricato sul retro di un pick-up dell’FBI.
Mentre da un lato il «Center for Biological Diversity» e i «Defenders of Wildlife» lottavano contro la caccia entro i limiti della legalità, Chuck’shon Earth First! si mobilitava per l’azione diretta. Da mezzanotte una pattuglia di otto persone percorreva Sabino Canyon facendo sopralluoghi e dando la caccia ai cacciatori di leoni. Un portavoce dell’AZDGF disse ai giornalisti che il 95% delle chiamate arrivate al suo ufficio erano di protesta contro la caccia, ma che ciò non avrebbe influenzato la decisione dell’agenzia. La strategia della campagna di CEF! consisteva nell’essere
presenti nel canyon ogni giorno e notte alla ricerca di qualsiasi attività di caccia nell’intento di ostacolarla, usando anche tracce olfattive per mascherare le tracce dei leoni in modo da portare i cani da caccia su false piste. Visto che il nostro fine era fermare la caccia, sapevamo che l’opposizione dell’opinione pubblica sarebbe cresciuta se fossimo riusciti a fornire ai media le prove di questa operazione da parte dell’AZDGF. Il 13 marzo, l’AZDGF aveva organizzato una conferenza pubblica alla quale la folla di gente contraria alla caccia fu difficilmente contenuta nella sala. CEF! dichiarò pubblicamente che stavamo interferendo attivamente contro la caccia nonostante il divieto federale e la pena di sei mesi di detenzione per chiunque lo avesse violato.
Conil volto coperto e vestiti mimetici, ci filmammo mentre posavamo tracce olfattive e sorvegliavamo l’AZDGF e l’USFS a Sabino Canyon con binocoli, e spedimmo le cassette ai media. Diventò subito la notizia principale dei tre canali televisivi più importanti e improvvisamente la guerra a senso unico contro i leoni di montagna di Sabino Creek diventò una battaglia alla Robin Hood tra CEF! e le agenzie statali e federali coinvolte nella caccia al quadrupede fuggitivo. La «Taque Verde Homeowners Association» votò persino all’unanimità a sostegno della presenza di Earth First! a Sabino Canyon e gli abitanti locali ci offrirono rifugio nelle loro case lussuose. Fermare quella caccia era una responsabilità della comunità che garantiva un aperto e onesto appello per l’azione diretta illegale. Se avessimo agito come dei criminali i media ci avrebbero descritti come tali. Se ci fossimo presentati come difensori non-violenti dei leoni, avremmo potuto guadagnare il supporto dell’opinione pubblica, e quando il pubblico supporta azioni illegali, un cambiamento reale diventa possibile.
CEF! diventò una vera e propria minaccia ai piani dell´AZDGF di uccisione dei puma a Sabino Creek, dimostrando nessuna pietà per questo caro vecchio ente che maltratta la vita selvatica in segreto, non rispondendo né alle richieste del pubblico né a quelle dell’ufficio del Governatore. L´AZDGF non era abituata all’attenzione e allo scrutinio delle sue politiche e le difendeva stupidamente.
Dopo tre giorni di caccia l´AZDGF impose una moratoria di tre giorni mentre votava su un´altra strada da seguire. L´opposizione del pubblico alla caccia era un incubo di pubbliche relazioni. Il governatore Janet Napolitano criticò apertamente la decisione dell’AZDGF e 27 membri del corpo legislativo dello stato firmarono una dichiarazione di condanna della caccia.
Il giorno prima della riapertura della caccia, l´AZDGF annunciò che non avrebbe più ucciso i leoni, ma li avrebbe imprigionati in un centro privato di riabilitazione per animali selvaggi per il resto della loro vita. Il 15 marzo ribadì la propria autorità e intenzione di usare la forza e di uccidere nel caso in cui durante la caccia si fosse incontrato un leone rivelatosi una «minaccia alla sicurezza pubblica». Oltre ai cani da caccia, lungo Sabino Creek sarebbero state piazzate delle trappole.
Sapevamo che questa non sarebbe stata una campagna lunga. Il parco stava già perdendo tra i 5 e i 10.000 dollari al giorno di biglietti per i visitatori e l´AZDGF disse che l´assalto aereo e terrestre a Sabino Creek sarebbe costato 6.000 dollari al giorno. Se CEF! fosse riuscita a ritardare la caccia di ancora qualche giorno il costo sarebbe diventato troppo proibitivo per continuare a giustificare l´operazione.
Sotto lo sguardo di Orione corremmo sui sentieri vicino all’accampamento dei cacciatori strisciando la borsa impregnata di tracce olfattive di leone, creando una pista che avrebbe guidato i cani lontano da qualsiasi reale odore di leone presente nel canyon. All’alba un elicottero atterrò nella Bear Canyon Picnic Area. Filmammo un SUV scendere lentamente nel Sabino Canyon. Dietro c´erano sei cani che annusavano la strada alla ricerca dell’odore di leone seguiti da due uomini a cavallo. Quando i cani raggiunsero il punto in cui la strada incrociava la falsa traccia la imboccarono seguendola e allontanandosi dal parco. L´AZDGF, il Corpo Forestale degli Stati Uniti ed ora pure degli agenti dell’FBI, stavano setacciando ogni angolo del canyon alla ricerca di CEF! Decidemmo di tornare in fondo alla valle alla ricerca delle trappole.
Un reporter di «Esquire Magazine» accompagnava il nostro gruppo, ma fu arrestato mentre si nascondeva nella boscaglia dopo essere stato avvistato dall’elicottero. Il terzo hunt saboteur del nostro gruppo era posizionato più in su nel canyon, sul lato della vallata dove agenti dell´AZDGF, USFS e FBI perlustravano la zona. Per sette ore gli agenti rastrellarono il canyon, trovandosi in alcune occasioni a pochi passi dal guerriero mimetizzato. Quando calò l´oscurità corse verso la libertà e altre notti di pattuglia.
La cattura e l´arresto del portavoce di CEF! diede credibilità alla nostra promessa di sabotare la caccia e tutti i canali presentarono l´accaduto come notizia principale. L´FBI, l´USFS e l´AZDGF credettero erroneamente che il mio arresto avrebbe decapitato la campagna CEF!, mentre in realtà il mio arresto e quello di un famoso giornalista di New York a Sabino Canyon dimostravano all’AZDGF, alla Forestale, all’ufficio del Governatore e ai media che la situazione era davvero fuori dal controllo di qualsiasi ente. Stavamo vincendo. Se fossimo riusciti a mantenere la presenza a Sabino Canyon, l´AZDGF sarebbe stata obbligata a riconoscere che non poteva sostenere economicamente la presenza di forze dell’ordine necessaria per monitorare la caccia al leone, oltre alle spese per la caccia stessa.
Nel momento in cui la caccia arrivò al quarto giorno, il supervisore regionale dell’AZDGF disse che stavano «raggiungendo i limiti del loro budget». Il 26 marzo lo stesso portavoce dichiarò: «Nessuna agenzia può permettersi di spendere tutte le sue risorse in un solo progetto». Quella notte la pattuglia CEF! entrò nel canyon per localizzare e neutralizzare più trappole possibili. Dei sensori a batteria avrebbero allertato l´AZDGF, ma ciononostante i sabotatori salirono sul canyon facendo saltare le trappole piazzate per i nostri fratelli e sorelle puma. Il 27 marzo un cacciatore di leoni dei Wildlife Services (in passato Animal Damage Control) e un ufficiale dell’AZDGF guidarono i cani dentro Sabino Canyon. L´unica traccia dei leoni che trovarono fu quella lasciata da CEF!.
Il 28 marzo, dopo 5 giorni di fila di intensa caccia e sabotaggio, l´AZDGF terminò la caccia mattiniera dei leoni a Sabino Canyon con l´annuncio che, non avendo scovato nemmeno un leone, avrebbe sospeso la caccia per tempo indeterminato.
All’insaputa di CEF!, il 7 aprile, un impiegato del Corpo Forestale trovò un cervo parzialmente mangiato, ucciso da un leone che si nascondeva vicino a Esperero Canyon. Nonostante l´assenza di qualsiasi tipo di evidenza che provasse la pericolosità di questo esemplare di leone per gli umani, i cacciatori dell’USFS, dell’AZDGF e dell’USDA posarono tre trappole usando il cervo come esca. Le trappole furono controllate il mattino seguente trovando una femmina di leone di 40 chili con un dente fratturato a causa della trappola.
Il venerdì prima di Pasqua, i giornali pubblicarono in prima pagina una foto fornita dall’AZDGF che mostrava la leonessa di 4 anni sul posteriore di un loro pick-up, con le zampe anteriori e posteriori ammanettate, proprio come quando ero stato catturato io. Era un deliberato «vaffanculo» a Chuck´shon Earth First! e a chiunque aveva messo in dubbio l´autorità dell’AZDGF opponendosi alla caccia. I media credevano che l´AZDGF avesse mentito o perlomeno ingannato deliberatamente l´opinione pubblica facendole credere che la caccia era stata sospesa. Ora un leone che non aveva fatto nulla di più che cacciare la sua preda naturale cominciava i suoi primi giorni di una prigionia che sarebbe durata per tutta la sua vita.
Avremmo potuto impedire la sua cattura. Se avessimo tenuto conto della tradizione di menzogne dell’AZDGF prima della sospensione della caccia, avremmo lasciato degli hunt saboteurs sul campo per assicurarci che avrebbero mantenuto la loro parola. Dalle nostre postazioni avremmo potuto vedere l´attività dell’AZDGF nell’area dell’Esperero Canyon, un´area dove avevamo già avvistato dei cacciatori. Ma non avevamo abbastanza persone con esperienza per continuare a controllare la zona. Ero stato tagliato fuori a causa dell’arresto ed altri hunt saboteurs capaci di evadere dalla polizia dovevano tornare alle loro responsabilità della vita quotidiana. Nella frenesia dell’azione non furono rispettati abbastanza accorgimenti riguardanti la sicurezza. Non avendo radio sicure e «pulite», usammo i nostri cellulari personali per riunire le pattuglie e persino per coordinare i punti d´incontro, la maggior parte di noi usando i nostri nomi reali.
Ma il sabotaggio della caccia non è l´incendio, anche se ha le potenzialità per essere altrettanto efficace. È una guerra psicologica di bassa intensità con un tocco di tattiche di guerriglia, efficace a sufficienza pur commettendo una semplice contravvenzione. Il sabotaggio della caccia è un allenamento utile per gli attivisti non abituati al rigore della guerriglia ecologista.
Sapevamo che l´AZDGF non poteva continuare la caccia che aveva cominciato, quello che non riuscimmo ad anticipare fu che il successo di CEF! era una scusa abbastanza importante da portarli ad intraprendere un´operazione segreta. Era una lezione importante non solo per il pubblico, ma pure per me, ricordarsi che nessuna multinazionale o agenzia governativa che sancisce la violenza fisica prima di tutto mente a proposito di essa. Non dovremmo mai credere alle loro parole, ma solo alle loro azioni.
In un´epoca di paura e paranoia di essere etichettati «terroristi», compromettemmo la nostra sicurezza in cambio dell’efficienza di organizzarci alla luce del sole in modo che i sostenitori potevano trovarci e persino unirsi a noi. Se l´FBI avesse inviato un agente infiltrato, il peggio che avrebbero potuto costatare sarebbe stato una contravvenzione, non abbastanza per garantire un grand jury federale.
Essendo stato arrestato in precedenza, il mio arresto mi ha fatto ritornare sotto custodia parziale del Governo statunitense. Come per ogni altro arresto a cui deve far fronte la nostra resistenza, delle risorse devono essere redirette verso la difesa legale mentre la mia possibilità di collaborare a CEF! è ridotta. Senza rischiare anni di detenzione, questo caso fornirà a CEF! l´opportunità di mozioni contro l´intelligence dell’AZDGF e la possibilità di controinterrogare i cacciatori federali e gli agenti dell’FBI. Questa è una campagna locale dove dobbiamo usare qualsiasi procedimento penale per arrivare al fine della campagna, piuttosto che puntare ad una sentenza favorevole. Non ho nessun problema nello stare seduto in una prigione per qualche mese se questo significa essere in grado di mettere i miei nemici sulle spine sulla sedia dei testimoni.
I leoni che stiamo proteggendo meritano questa difesa legale che altrimenti non otterrebbero mai. Sono stati fatti degli errori, la natura umana minacciò di dividerci in qualche episodio, ma le forze che hanno dichiarato guerra alla vita selvaggia dell’Arizona ora sanno che CEF! è una forza con cui devono fare conti. Un leone è stato catturato, ma non i cinque voluti dall’AZDGF.
Non avevamo nessuna illusione sul fermare la caccia ai leoni in Arizona, ancor meno nel West, ma perlomeno questa notte qualche leone in più salterà nei canyons delle montagne della mia regione, rincorrendo cervi come hanno fatto per migliaia di anni.
Al cacciatore di spiriti e al distruttore del selvaggio noi diciamo questo: con l´agilità della capra di montagna, la forza dell’orso nero e la furtività del puma, gli hunt saboteurs vi scoveranno.
Rod Coronado

(Apparso su La Nemesi n.4)

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